Alessio non ha bisogno di vedere, sa già cosa è successo. Non ha nemmeno bisogno dei tanto desiderati superpoteri, ormai ha otto anni e non serve cambiare argomento in sua presenza o glissare sulle domande. Ha capito che suo fratello grande Fabio soffre, e anche i suoi genitori, motivati nelle decisioni da un “è la cosa giusta da farsi”. Pensare che presto anche lui possa venire a contatto con una misteriosa sostanza che gli doni il “Fattore X”, necessario per trasformarsi in un supereroe, l’aiuta a dare un senso all’attesa. Mantello rosso legato al collo, pugno destro chiuso levato al cielo, mima un Superman “più veloce della luce” che attraversa le galassie sino a Robbio Lomellina per combattere contro il Male. Perché il problema è proprio il Male che vuole portarsi via il nonno e lui lo deve sconfiggere, a costo della vita.

Fabio ha bisogno di riflettere, dopo la sfuriata. Guida senza una meta, sino a quando le prime ombre della sera si allungano sulle sterminate distese inondate, rilucenti degli ultimi illusori bagliori. Un mare immobile, pulsante di speranze e insetti, per il quale nonno Luigi aveva lasciato il Sud dopo la guerra. Nelle narici la salsedine, negli occhi umidi gli spruzzi delle onde infrante: a pane e nostalgia l’aveva tirato su uomo, i genitori troppo spesso assenti, presi dal lavoro o dagli svaghi. Dio, come amava e rispettava quell’uomo di poche parole, e come gli mancavano le ore passate a pescare senza proferire parola: pescavano, per poi ributtare i pesci nel canale, perché si toglie una vita solo per sopravvivere. Questo aveva imparato dalla guerra, come unica plausibile risposta all’orrore visto e compiuto. Diceva di non essere mai stato un eroe, perché non riusciva a dimenticare gli occhi di chi giaceva agonizzante, le budella guizzanti come anguille in fuga in una pozza di sangue e merda: occhi sbarrati che non capivano, che supplicavano di vivere ancora … ancora … ancora …

Ora sarebbe toccato a lui, consumato dal Male che gli rodeva dentro, privato persino della consolazione di spegnersi nel proprio letto. Volevano portarlo in un hospice, per andarsene in pace senza soffrire e con tutta l’assistenza che loro, a casa, non potevano garantirgli. E poi non era bene che Alessio lo vedesse spegnersi soffrendo, in fondo era ancora un bambino.

Non era solo il sole a spegnersi sulle risaie, quella maledetta sera.

È notte fonda. Nel cielo una luna piena. Le persiane della stanzetta al primo piano non sono del tutto abbassate e consentono ai raggi lunari di penetrare attraverso i tasselli di congiunzione. Nella semioscurità s’intravede un lettino singolo dalle lenzuola rosse spennellate di blu, con la figura di Spiderman quale unico ospite tra le pieghe stropicciate del tessuto. Dov’è Alessio?

SHHH (richiesta di stare zitti)

Con il dito indice davanti alla bocca e al nasino, Alessio impone silenzio, per non correre il rischio di essere scoperto. È in missione segreta, appostato sotto il letto regolabile, dove giace il nonno, attaccato al respiratore. Ha con sé delle potentissime armi: lo scudo di Capitan America, il martello di Thor, i muscoli di Hulk, la spada laser Yoda di Star Wars, lo spara ragnatele di Spider Man, i coltelli da lancio di Batman e l’armatura di Iron Man oltre il super mantello, fido compagno. È pronto per affrontare il nemico, il Male Subdolo (così l’ha chiamato suo padre) che tanto dolore causa alla sua famiglia. Lì sotto, nascosto dal copriletto bianco che scende sino al pavimento, non lo possono vedere e lui potrà sfruttare l’arma della sorpresa per vincere.

GNAM-GNAM (mangiare qualcosa di buono)

Per tenersi sveglio nell’attesa sgranocchia dei Kinder Bueno, dolce consolazione per un super buono.

SCRIIICK (un rumore strano) ORGH (sorpresa spiacevole)

È quando addenta la quinta barretta che due enormi scarpe si materializzano ai piedi del letto. Un filo di bava al cioccolato gli cola dai lati della bocca, spalancata. Sono tennis inzaccherate, infilate su dei jeans dagli orli strappati. Si posano al suolo lentamente, trascinate di peso come solo un morto vivente, un vero Zombie, può muovere. Fanno il giro del letto sino alla testata dove c’è la bombola d’ossigeno e si ancorano al pavimento, sotto sforzo.

Klack (un oggetto sbatte) FWWD (un soffio) SIGH (singhiozzo)

Il nonno! Ha bisogno di aiuto! Ha bisogno di lui. Con ancora il Kinder in bocca, Alessio afferra saldamente una malvagia gamba e la addenta, come fosse una costina. Solo quando lo sente urlare lascia la presa. Lo vede zoppicare per il dolore, e poi ficcare due mani gigantesche sotto i lembi del copriletto per sollevarlo.

Sa di dover uscire allo scoperto per non essere preso, e mentre il coso è chinato, gli salta addosso, colpendolo con tutte le sue super armi. È uno sfavillio di luci, un concerto assordante di suoni cacofonici. È un agghiacciante urlo di dolore, quando le sue pesanti scarpe ortopediche atterrano sui testicoli del Male.

AAAAH (espressione di dolore) CLICK (Accendere le luci)

Quando le luci si accendono, i genitori fiondati nella stanza lo vedono: Tarzan-Alessio esultante batte i pugni sul petto, in segno di vittoria. Sotto i suoi piedi giace Fabio, esterrefatto e sconfitto.

Un gran finale da CLAPS CLAPS (applausi) se fosse stata la scena di un film, ma la vita recita un altro copione. Dicono che era un’eutanasia quella che si stava compiendo, e che per troppo amore il Male si era impossessato di Fabio. Piange Fabio, non per il dolore, mentre si perde negli occhi vividi del nonno. Sa di aver vinto anche lui una battaglia. Si stringono la mano, i due fratelli, da fieri combattenti. Sanno che alla fine il Male si porterà via il nonno, è inevitabile. Ma quando avverrà lui sarà pronto e l’affronterà a testa alta, da vero eroe di tutti i giorni.

SMACK (bacio)


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