24 marzo. Milano, ore 12:30

L’aereo atterrò in perfetto orario. Io e la mia famiglia, composta da sette persone, ci avviammo per salire sul tram diretto verso la stazione centrale. Tutti i posti erano occupati, persino quello dei diversamente abili. In fondo, c’era un ragazzo, con le spalle appoggiate nella sbarra di ferro, concentrato a guardare il suo cellulare.

“Perfetto” disse mio marito “sistemiamo qui le quattro valigie”. Così le allineammo in fila per due.

Il tram partì.

Io e mia suocera iniziammo a parlare del più e del meno. Alla prima frenata, una valigia a quattro ruote scivolò sbattendo contro le ginocchia del ragazzo. Mortificata dissi: “Oh, mio dio… mi scusi…”.

Il giovane non rispose, fece solo un cenno con la testa come per dire non si preoccupi, mentre in realtà avrebbe voluto darmi un pugno. Ripresi quindi la conversazione con mia suocera, non scollando gli occhi dalla valigia e fermandola in tempo quando, di tanto in tanto, scivolava.

Semaforo rosso: l’ennesima fermata e l’ennesima passeggiata della valigia verso le ginocchia del ragazzo che, ancora indolenzito, si spostò per paura di farsi ancora male; a un certo punto, mentre stavo per afferrarla, con la coda dell’occhio mi accorsi che la seconda valigia si stava dirigendo in avanti, verso il gradino di salita/discesa e, allungando una gamba, la bloccai. Per un attimo io ed il ragazzo ci fissammo negli occhi e rimasi bloccata per il disagio, con la gamba ancora tesa; poi col piede la tirai verso di me e la sistemai. Guardai verso mio marito ma era distante tra la folla e non si accorse di nulla. Dopo qualche minuto finalmente si girò, mi guardò e, mentre gli facevo cenno con la mano di avvicinarsi, di nuovo quel maledetto semaforo rosso: la valigia si spiaccicò contro la gamba destra del ragazzo che, intanto, si era girato, appoggiando le spalle al finestrino , al che io, ancora più mortificata di prima, esclamai: “Sono veramente mortificata!”.

Poi, l’ennesima sfiga: mentre stavo per sistemare la valigia, accidentalmente, si schiacciò il bottone automatico dell’ombrello che tenevo in mano e… come un missile gli sbatté contro la coscia! Spalancai gli occhi, lui mi guardò con i suoi pieni di dolore. Dopo qualche minuto il tram si fermò, si aprirono le portiere e, come liberato da un incubo, uscì di corsa…


Category: Short Story

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