Ordire: che colore ha l’ordire? Il sapore? la consistenza? il suono? la forma?

Solo l’ordito stesso li conosce. Conoscenze assaporate – passate, alla storia: dimenticate – mai scritte. Ne conserva le vibrazioni, sul telaio delle esistenze: dal subbio posteriore le file si tendono anelando a quello anteriore: flessuose, generose: si aprono cedendo il passo al filo della trama. A volte si spezzano: per troppo rigore: per troppa fretta. A volte si rimedia: annodando: annullando.

L’ordito conosce – concepisce – alimenta – spezza e, a volte, salva.

Anna appoggia sul tavolo della cucina l’involucro prelevato dal sedile posteriore della sua utilitaria.

Lo scarta, con attenzione. Un primo strato di pluriball la distrae: schiaccia un paio di palline: indice e pollice della mano destra si accoppiano, il medio si intromette: in aiuto.

Un ampio scampolo di tessuto bianco, ingiallito, è l’ultimo baluardo. Cade, anch’esso. Un antico orologio a pendolo giace, disteso sul desco, come un vetusto paziente afflitto da incurabile vecchiaia: attende il responso.

Un sospiro appanna il vetro opaco, protettore dell’inerme pendolo dorato.

Cosa ne faccio? – sembra chiedersi la donna – Dove lo metto? – lo sguardo, smarrito nelle colorate pareti della moderna cucina.

Nonna… Nonna… – i sospiri lasciano posto a due parole che si perdono nei ricordi: lontani.

«Vedi, piccola Anna, questo è Pierino… un orologio magico parlante… i rintocchi sono le sue parole, ma solo a pochi è dato il dono di comprenderle… proteggi la chiave… se il tuo cuore troverà il suo… senza tempo… per sempre».

Frammenti: riaffiorano, come macchie di calce non trattate.

È sera. Meglio dormire. Si addormenta, auspicando sogni d’oro. E sogni arrivano.

Biancaneve, ormai quarantenne, si guarda allo specchio – quello della matrigna – che, implacabile, le rendiconta il passar del tempo. Indossa un completo da jogging nero, push up, e si appresta ad affrontare i quotidiani dieci chilometri di corsa del percorso cicloturistico che costeggia il bosco. Cappuccetto Rosso, oramai adolescente, è nella sua villettina ai margini del bosco, sconsolata. Oggi è divenuta donna: Rosso… ovunque – ironizza.

Presto dovrà veramente prendersi cura della nonna: nutrirla, lavarla, pulirla dagli escrementi, portarla a passeggiare. Una badante, diventerà. Questo ci si aspetta da lei: poi, un marito da amare accudire rispettare; infine, dei figli sempre da amare accudire crescere. Ma il tempo passa.

«Che fregatura!» esclama, imprecando contro il tempo.

Lei esce, l’altra corre. Si scontrano. Si scusano. Si sfogano. Il tempo, realizzano, tutta colpa del tempo. Il tempo: scandito dai rintocchi del malvagio orologio parlante, tenuto in vita dalla carica della chiave dorata, custodita dalla piccola vestale Anna.

Biancaneve propone: Cappuccetto accetta. Tessono: un ordito. Malvagio. Bussano al tempio del tempo. Apre, Anna, il cuore semplice e puro.

Loro la legano, la imbavagliano: la costringono ad assistere all’agonia. Il tempo è alla fine. La carica dell’orologio quasi esaurita. Il pendolo ansima, dondolando piano, pia-no, p-i-a-n-o… il cuore di Anna batte piano, pia-no, p-i-a-n-o…il pendolo: fermo – il cuore: fermo.

Un urlo straziante.

Anna si sveglia. Scende le scale e lo cerca. È ancora sul tavolo, disteso. Cerca la chiave che ricorda dorata, e la trova sul fondo dell’orologio, leggermente ossidata.

Gira la chiave Anna, uno due tre quattro volte sino a quando il meccanismo si blocca. Pianta un chiodo nella colorata parete, appende Pierino e imprime un primo moto vitale al pendolo.

Ordito sventato, nonna.

Bentornata, nonna.


Category: Short Story

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