Tipologie del comunicare

Si comunica in maniera differente.

Possiamo distinguere tre modalità fondamentali:

  • comunicazione verbale (scritto e orale);
  • comunicazione non verbale[1] (gestualità, postura, simboli);
  • comunicazione paraverbale (la voce come timbro, monotonia, ritmo ecc.).

Secondo un altro ordine di ragionamento, si distinguono due tipologie comunicative:

  • quelle di carattere linguistico, provenienti da forme linguistiche oggettivate (testi, Web, arte, ecc.), oppure da espressioni meramente linguistiche (messaggi verbali e non verbali);
  • quelle che provengono da forme reali di carattere non linguistico (sensoriali).

Si sottolinei che in un contesto plurale il termine pensiero non vale solo in senso soggettivo; in senso oggettivo, indica l’insieme delle informazioni disponibili, autonome, indipendenti le une dalle altre – un insieme evidentemente aperto e indeterminabile, che comprende tutto ciò che è potenzialmente in grado di varcare le orbite di recettività di una qualsiasi forma corporea dotata di apparati percettivi e/o appercettivi[2]. Il pensiero, oggettivamente inteso, è un una forma reale deputata alla ricezione e all’EPAI delle informazioni (a carattere conoscitivo e a carattere stimolativo[3]). Tenendo concettualmente distinti i due livelli – cognitivo e sensoriale – è possibile riferire che, in seguito all’EPAI cognitiva, l’informazione linguistica è immagazzinata in una memoria di tipo verbale, mentre, in seguito alla trasmutazione percettiva, l’informazione (che ha acquisito il crisma della forma linguistica/immaginativa) è depositata in una memoria di tipo emotivo. Tra i due ambiti di memoria sussiste un continuo interscambio di informazioni – lo dimostrano anni di ricerche, studi e sperimentazioni scientifiche. Il corpo è uno in quanto forma, è una forma reale del cosmo – le forme, in quanto genus-forma, sono identiche, ma la loro sostanza varia, nonostante la presenza di tratti comuni e somiglianze. Invero, ogni forma reale del cosmo ha la sua “identità” specifica, che si rivela quando collocata in un insieme noto di forme. Ma essa può anche essere simile o diversa da un’altra (purché disponiamo dell’insieme di riferimento).

Se il corpo fosse inteso in senso unicamente “plurale”, dimenticando il suo co-essenziale divenire, identificando un «centro di pensiero» e nulla più, si occulterebbe un elemento di grande rilievo: la potenzialità di espandersi pluridimensionalmente in tutte le direzioni. L’insieme delle informazioni, percepite o appercepite, è destinato a essere immagazzinato a livello corporeo – in ogni sua parte e persino altrove (se fosse possibile), su una «periferica esterna», dalle capacità illimitate – oggi si suole dire: in una «mente collettiva»[4], in un Supermind. Permetterebbe, tutto ciò, se non altro di scongiurare lo stress da sovraccarico, garantendo uno stato ottimale di salute psico-fisica. Saper attingere informazioni da tutta la Rete del cosmo e non solo dal sostrato di sapere individuale; permetterebbe anche di coltivare un pensiero plurale a tutti gli effetti.

Ci si chiede infine: il messaggio trasmessoci è sempre e solo quello che manifestamente è o contiene contenuti latenti. Robert Langs[5] ricerca le implicazioni derivanti dalla presenza delle strutture latenti di un’espressione linguistica. Ci si chiede come recuperare ciò che non si offre a una pura e semplice decodifica. Possiamo rilevare come tali contenuti, solitamente, riaffiorano spontaneamente, come se non riuscissero a restare nascosti. Riguardano la sfera dell’emotività, e si riferiscono:

  1. alla discrepanza con la realtà (messaggi non realistici e incompleti);
  2. a messaggi contraddittori (più messaggi provenienti dallo stesso parlante in aperta contraddizione tra loro);
  3. a errori inspiegabili (lapsus verbali, fraintendimenti vistosi, errori di percezione);
  4. alla discrepanza fra il messaggio che s’intende trasmettere e il messaggio ricevuto;
  5. ai contenuti ad alta intensità emotiva (situazioni emotivamente difficili producono messaggi distorti o di difficile comprensione);
  6. a sintomi emotivi (angosce, fobie ecc.).

È necessaria una certa cautela interpretativa nel decifrare un messaggio in cui l’emotività non abbia avuto un ruolo secondario. Ad ogni modo, come già più volte sottolineato, il pensiero plurale non si limita a fermarsi in superficie; tende a scendere in profondità, confidando sia nelle proprie capacità d’indagine e di approfondimento, sia nella buona fede del soggetto emittente (che si intende tale fino a prova contraria).

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[1] Si distinguono aspetti statici, come volto, conformazione fisica, voce, abiti, trucco ecc. e aspetti dinamici, come orientazione, prossemica, postura, gesti e movimenti corporei, espressioni facciali, tono di voce, ritmo e velocità dell’eloquio)

[2] Il lettore avrà notato che il termine “informazioni” è assunto qui come sinonimo di messaggio. Nel campo delle Teoria dell’informazione, il termine “informazioni” assume invece un contenuto peculiare: il fine è quello di quantificare (e misurare) il dato informativo in modo da poterlo trasmettere e memorizzare – e siamo nell’ambito dell’informatica e delle telecomunicazioni.

[3] Non si confondano la sfera emotiva e quella cognitiva: benché interagiscano, la prima è connessa a una fonte sensoriale e a una recezione di tipo stimolativo, la seconda, di origine appercettivo-intellettiva, si pone in rapporto a informazioni già esistenti in forma linguistica.

[4] Per una breve ma puntuale analisi del concetto si veda J. M. Lotman, La cultura come mente collettiva e i problemi dell’intelligenza artificiale, a cura di P. Fabbri, tr. it. D. Ferrari Bravo, Guaraldi, Rimini 2014.

[5] Robert Joseph Langs (1928–2014) è uno psichiatra, psicoterapista e psicoanalista americano.


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